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Patologia degenerativa vertebrale

La colonna vertebrale supporta il corpo umano contrastando la forza di gravità e altre forze intrinseche o estrinseche, permettendo anche un’ampia gamma di movimenti di flessione, estensione, rotazione e inclinazione laterale.
L’insieme di queste proprietà è garantito dall’armonica combinazione di strutture rigide (le vertebre) e mobili (dischi, articolazioni, legamenti). Le articolazioni, così come i dischi, sono soggette all’invecchiamento e all’usura dovuti all’età e alle continue sollecitazioni sotto carichi intrinseci e estrinseci.
Le alterazioni causate da questi fenomeni degenerativi sono peculiari del tratto di colonna vertebrale interessato (cervicale, toracica, lombare), e si presentano con frequenza diversa.
La patologia discoartrosica del rachide, secondaria a processi degenerativi delle vertebre, dei dischi intervertebrali e dei legamenti della colonna, è assai frequente nella pratica clinica.
Si calcola che circa l’80% della popolazione generale soffra di dolore lombare almeno una volta nella vita e che esso colpisca 45 individui su 1000 ogni anno. Inoltre la lombalgia è la causa più frequente di disabilità nella fascia di età tra 30 e 60 anni.

Due sono le manifestazioni patologiche principali che possiamo osservare: l’ernia del disco e la stenosi del canale spinale. Con il primo termine si intende la fuoriuscita di una parte di materiale discale (quella più interna, chiamata nucleo polposo) attraverso una lacerazione dell’anello più esterno, chiamato appunto anulus fibroso.
Con il secondo termine si intende la riduzione delle dimensioni del canale spinale (all’interno del quale si trova il midollo a livello cervicale e toracico, e le ultime radici nervose lombo-sacrali a livello lombare) dovuta alla anomala sovra-formazione di osso (i cosiddetti osteofiti), alla ipertrofia dei legamenti, associati alla degenerazione disco-articolare.

Il primo fenomeno è più tipico dell’età giovane adulta, mentre il secondo, proprio per il tempo richiesto per la nuova formazione di osso, interessa prevalentemente la popolazione anziana. Esistono ovviamente anche variazioni legate a fattori congeniti e allo stile di vita dei pazienti.
Nella maggioranza dei casi, le vere e proprie ernie discali (ED), sia cervicali che lombari, si localizzano in sede posterolaterale e quindi vengono in contatto con una sola radice nervosa, determinandone l’irritazione e la sofferenza, che si manifestano clinicamente con una brachialgia (dolore irradiato ad un arto superiore) o una sciatalgia (dolore irradiato ad un arto inferiore). Le modificazioni discoartrosiche del rachide sono molteplici: protrusioni discoartrosiche, osteofitosi delle limitanti somatiche, ipertrofia dei massicci articolari e dei legamenti gialli. Ad esse consegue restringimento di grado variabile del canale spinale e dei forami radicolari con compressione del midollo e delle radici nervose e con quadri diversi in rapporto alla sede cervicale o lombare.

A livello cervicale si configura il quadro della mielopatia da cervicodiscoartrosi, caratterizzata da restringimento multisegmentario del canale spinale e, clinicamente, da difficoltà nella deambulazione e riduzione della forza di grado variabile ai quattro arti.
A livello lombare si realizza un quadro di stenosi del canale lombare, unisegmentaria o più spesso plurisegmentaria (cioè estesa a diversi livelli del rachide lombare), caratterizzata clinicamente da dolori radicolari agli arti inferiori, facile stancabilità nella deambulazione con ripresa dopo periodo di riposo(claudicatio intermittens neurogena), ipostenia degli arti inferiori.

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